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STEFANO BOMBARDIERI

di Barbara Martusciello

La scultura, tanto praticata nel passato così da essere presente in ogni produzione artistica di qualsivoglia epoca storica, ha vissuto nel periodo maggiormente contemporaneo momenti di alterne fortune.
Dopo anni in cui la scultura si è manifestata più raramente all’interno delle più rilevanti situazioni artistiche italiane (inoltre grazie ai soliti protagonisti riconosciuti), dopo aver superato un lasso di tempo in cui è stata assorbita in qualche modo da installazioni, ambientazioni e congegni interattivi, a volte confusa con l’arte applicata, oggi è tornata a rappresentare un linguaggio se non consueto certamente degno di rilievo nell’ambito dell’arte del presente. La cerchia di scultori che se si cimentano con la tridimensionalità plastica è attualmente ristretta ma agguerrita ed è capitanata da giovani autori che, pur diversi tra loro per formazione e mano, si caratterizzano per alcuni interessanti tratti stilistici comuni tanto da avere in qualche modo generato una sorta di fenomeno peculiare delle nuove tendenze dell’arte. Si può così riscontrare, in questa che è genericamente definita nuova scultura italiana, una massiccia e simile presenza di immagini figurative. Questo si connette direttamente a quanto è accaduto e tutt’ora accade nella maggior parte della giovane produzione pittorica e fotografica; diversamente da questa, che ha rotto con l’arte del passato per affermare la libertà del proprio linguaggio fortemente contaminato con il proprio tempo, l’attuale prassi scultorea rivela e anzi dichiara il suo debito nei confronti delle proprie radici storicoartistiche. La tradizione, che si palesa come un punto di riferimento, è assorbita senza strappi ma procedendo con una naturale lenta progressione verso il rinnovamento dei codici espressivi. Da questo criterio creativo deriva un corpus scultoreo interessantissimo, fatto certamente di sapiente conoscenza e perizia materica, tecnica e stilistica, ma priva di atteggiamenti ossequiosi verso i propri maestri, capace invece di tradursi in qualcosa di fortemente comunicativo. La nuova scultura, diversamente ma ugualmente a quanto è avvenuto e avviene per le “sorelle” pittura e fotografia, sa parlare una lingua dinamica perché composita, che ha saputo portare nel tutto tondo il complesso immaginario contemporaneo sempre più influenzato da una incredibile varietà di stimoli provenienti da vari contesti nei quali l’immagine è la grande protagonista.
Seguendo queste riflessioni critiche è agile cogliere la singolarità e allo stesso tempo il carattere di comune appartenenza all’ambito della nuova scultura italiana della produzione scultorea di Stefano Bombardieri.
Tutto il lavoro di questo giovane artista tradisce una controllata vitalità scultorea che, passando per l’onnipresente -e non potrebbe essere altrimenti- radice classica, si attesta su codici di spiccata modernità. Tale peculiarità, presente con grande evidenza nelle sue straordinarie sculture, si rileva seppur maggiormente regolata anche nei suoi lavori a parete. Sono, queste, opere polimateriche in cui lo spazio pittorico, come uno schermo sostanzialmente neutro, accoglie e allo stesso tempo propone all’esterno una serie di elementi compositivi che si stagliano dallo sfondo simili a piccole mensole che rimandano a tabernacoli. Questi singoli “oggetti” si organizzano seguendo una disposizione geometrica e un ritmo ordinato e preciso sulla superficie che li contiene; ne risulta una sorta di griglia visiva in cui il particolare emerge e si distingue per pittoricità e poetica dalla visione globale giungendo a una capacità di coniugare forza plastica e vibrazione pittorica. Tutto questo attraverso un linguaggio lirico-astratto.
Diversamente, le immagini tridimensionali che scaturiscono dall’espressività di Bombardieri si attestano su un versante decisamente figurativo. Le sue sculture sono infatti credibilissime, hanno, per intenderci, una presenza assolutamente realistica, fatta di dettagli minuziosamente restituiti, di perfezione plastica della mimesi, di un equilibrato compiacimento stilistico; eppure proprio questa loro smaccata “verità”, questo loro sembrare più vere del vero le fanno apparire surreali e persino inquietanti.
I rinoceronti, i lottatori di Sumo di questo artista, così come tanti altri soggetti possibili, assumono quasi la parvenza di reperti congelati in una fissità sintetica, artificiale. Una vita parallela talmente perfetta e incorruttibile da lasciare sgomenti. Ma in fondo, è solo arte; è solo la magia dell’arte che rende possibili queste alchimie, e se è vero – com’è vero – che l’arte non è mirata a compiacere né a dare risposte ma, al contrario, serve a porsi interrogativi, a scuotere, a imporre processi mentali, le opere di Stefano Bombardieri ci portano per mano, con apparente leggerezza, piacevolmente incantati, verso concetti come quello del rapporto tra realtà e finzione, di vita e suo duplicato, tanto attuali oggi ma onnipresenti nell’atavico immaginario collettivo nonchè materia fondamentale della riflessione sull’arte e sul suo linguaggio.


Barbara Martusciello