C’è un
rinoceronte che gira in galleria
di Mauro Corradini
Mezzo millennio or sono, nel 1515, Albrecht Dürer incide il suo Rhinocerus;
da sempre l’immagine costituisce un simbolo della calcografia, ma anche
un simbolo dei tempi: Colombo era appena tornato d’oltre Oceano, si iniziava
quell’esplorazione delle nuove terre che avrebbe abbracciato tutto il Cinquecento
e il Seicento. Anche gli animali, con le favole e gli aneddoti che li accompagnavano,
arricchivano l’immaginario collettivo che la pittura e le parole promuovevano
e diffondevano. Nasce così quest’anima di ferro, corazzato come
se portasse un’armatura; anzi, nell’immagine del grande di Norimberga,
si direbbe quasi che, come per una tartaruga il carapace, la struttura coprente
le spalle e il dorso del forte animale sia quasi distaccato, una sorta di armatura
che si può togliere; e dall’armatura fuoriesce la testa possente,
il corpo vivo e cresciuto in uno con la struttura dell’apparato olfattivo.
Proprio perché immagine emblematica nella storia dell’arte, il recupero
plastico che lo scultore bresciano Stefano BOMBARDIERI (attualmente espone da
Marchina Arte contemporanea) viene compiendo, non appare casuale, anche se non
vuole essere una citazione. O forse è una citazione che si muove in senso
opposto, dal momento che della forza originaria che Dürer riconosceva al
rinoceronte è rimasta poca cosa, un’idea sommessa di molliccio,
che sfugge da ogni lato, si adagia, diviene un oggetto da esportare con tante
altre valigie e pacchi, per un’improbabile meta.
Pochi anni fa, BOMBARDIERI ha realizzato un’altra grande scultura dedicata
al mondo animale: una balena questa volta, enorme nella sua tenera presenza,
trascinata da una ragazzina, che con una gomena la portava in avanti, come i
battellieri del Volga di Repin trascinavano (faticosamente tuttavia) il battello
da riva, in prossimità di forti correnti. La bimbetta no, trascinava la
balena gioiosamente, senza sforzo. Lo stesso ribaltamento di senso c’è nel
nuovo Rinoceronte.
Impacchettato tra valigie e pacchi, fermato con corde che potrebbero tenere
oggetti di più consistente robustezza, il Rinoceronte appare disarticolato, un
rinoceronte morbido che scivola sulle cose, assume posizioni im-possibili, può apparire
un pacco tra i pacchi, se non ci fosse il corno a tradirlo; non più minaccioso,
presenza anch’essa sorridente, come l’insieme, posto sul carrellino
di un improbabile aeroporto. Per finire, sardina anch’esso, a spuntare
con il doppio corno da una scatola appena aperta di sardine.
BOMBARDIERI usa materiali sintetici, quali le fibre plastiche, le resine, ma
anche il più tradizionale bronzo; elabora con sapienza (maestria diremmo,
se il termine non apparisse obsoleto) le forme; lo scultore - una bella voce
nuova che sta mantenendo le promesse: è nato poco meno di 40 anni fa -
dialoga non più solo con l’aspetto formale dell’opera, che è componente
significativa, ma porta in gioco l’ironia che lo caratterizza, come se
all’arte toccasse il ruolo, per essere ascoltata, di esorcizzare la verità sorridendo.
Sa che l’arte è immagine marginale, sopraffatta dalle mille e una
immagini inutili della nostra quotidianità frastornata; inventa situazioni,
rovescia il nostro buon senso, mette in crisi i sensi percettivi del nostro sguardo.
Del resto, sembra volerci dire, se lo sguardo è quello che serve per vedere
quel tanto e quell’inutile che la quotidianità ci propone, a che
serve il nostro sguardo?
Una antica tradizione ha affidato all’arte, alla poesia in primo luogo,
ma anche all’immagine il compito di evocare; dopo mille e mille e mille
anni di storia siamo tornati alle origini: era cieco Omero, come è momentaneamente
cieco per gli occhiali scurissimi l’Apollinaire che De Chirico raffigura
nella celebre opera del 1914 (Le poète, appunto): quel che c’è da
vedere è dentro, non fuori. Allora BOMBARDIERI ribalta i nostri sensi,
le nostre percezioni; ironizza con le nostre certezze, ci porge realtà «altre».
Le più vere forse; fantastiche anche. Ma l’immaginazione, la regina
delle facoltà, non è forse l’unica capace ancora di darci
volti che ci somiglino? Immagini per momenti sereni, rari istanti in quotidianità banali?
Funzione ridotta o amplissima, per questa via, quella dell’arte; funzione
che ci conduce a riflettere sulla misura delle cose.
MAURO
CORRADINI