SUB ANIME
2004
di Fausto Lorenzi
Il tema dell’acquario torna nella gigantesca scultura
in vetroresina di Stefano Bombardieri, ma con l’idea
d’immergersi come un palombaro in esplorazioni
psichiche e fantastiche (già Max Ernst diceva: “Non
sai cosa porterai alla superficie”, quando vuoi
recuperare le tue pulsioni profonde, fantastiche): come
un’apparizione in un film di fantasy, si profila
l’ingombro sconcertante d’una balena di 15
metri, trascinata da un bambino. La balena, tutta imbullonata
e verniciata in nero opaco, si offre come un trovarobato
teatrale, o un immenso giocattolo che dalla potenzialità infinita
dell’infanzia – dove la fantasia rovescia
davvero il mondo - il fanciullo vorrebbe tirare nell’età adulta.
Stefano Bombardieri sta sospeso tra questo gusto
surreal-pop, d’abbandono a un fantasticare avventuroso (l’artista
come l’eterno ragazzo pronto all’avventura
nel mondo, nutrito di romanzi avventurosi e picareschi,
ma anche di favole disneyane, di balene di Pinocchio
e del capitano Achab e di mappe d’isole misteriose),
e insieme di rimessa in discussione, secondo una prassi
dadaista, di gioco e sberleffo, dello statuto dell’opera
d’arte, a simulare il flusso della vita quotidiana – sia
pure nella dimensione fantastica - che entra nel padiglione.
Non molti anni fa era ancora comune, anche da noi,
lo spettacolo delle carcasse delle balene mostrate
nelle
piazze.
Vuol disorientare, ma anche mantenere una fascinazione
ironica, con un po’ di quel sadismo innocente da
fanciulli che s'accaniscono a smontare i giocattoli e
le bambole, così da rovesciare i luoghi comuni
della visione, per "vederci davvero chiaro",
anche nella discesa alchemica nelle molecole della materia
affinché "non stia più nella pelle" e
si tramuti nel "mostruoso", ossia in ciò che è “portentoso” e
fantastico, dell'uomo.
Già Stefano Bombardieri aveva presentato animali
simboli di vitalità e d’energia appesi,
imbragati e insaccati, a farci riflettere magari sul
senso della «natura morta» nell’arte,
ma anche a destare allarme, a fondere in un’unica
immagine intensa le nostre inclinazioni persino horror
e sadomasochiste (inghiottiti dalla balena) o invece
le nostre ansie di liberazione e capacità di
guizzare, pur con tutto il peso del corpo, in una leggerezza
acquatica.
Questa attenzione alle maschere o alla pelle cangiante
dell’arte (è esplicito il senso della simulazione,
fin dal mostrare tutte le giunture e le bullonature della
balena) ci fa misurare come su una scena teatrale col
disagio, lo smarrimento e le paure che abitano la nostra
vita di ogni giorno, ma affidando loro una delega d'ironia
e d'effrazione, di rivolta minima, di inafferrabilità e
leggerezza (il mammifero più massiccio tirato
da un fanciullo). Così il gioco è tutto
nel fare in modo che le cose non stiano più nella
loro pelle comune, per attestarsi alla soglia dei nostri
sogni o desideri.
FAUSTO LORENZI