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Welcome to Bombardieriland

di Alessandro Riva

Benvenuti a Gardaland. Pardon, a Bombardieriland. Stefano Bombardieri, il Grande Burattinaio di quello strano, anzi stranissimo, e bizzarro, e pressocché inedito, e inesausto, fantasmagorico e strabiliante parco giochi di cui solo lui conosce regole e motivazioni, avrebbe voluto che io non pronunciassi mai quella parola. Gardaland. Oh, Gardaland! Gardaland, o cara. Io, invece, ho da pronunciarla, e mi si seccasse la lingua – e la penna, o se preferite ancora il mouse – se non lo farò ogni volta che vedrò comparirmi davanti all’improvviso, come una misteriosa apparizione, una sua scultura – rinoceronte appeso, o balena, o macchina da scrivere, o bagaglio da viaggio comprensivo appunto di rinoceronte, o rinoceronte-divano, o cartello a forma di bocca che sia. Già, perché di Gardaland, il Bombardieri conosce ogni anfratto e ogni segreto. Di Gardaland, il Bombardieri è figlio naturale – lì ha fatto la sua accademia, il suo apprendistato, la sua scuola dell’obbligo. Gardaland è, che gli piaccia o no, al contempo la sua bottega artigiana e il suo romanzo di formazione.
Lì, a Gardaland, ancora giovanissimo, il Bombardieri ha lavorato, vissuto, sudato, amato forse, e sofferto, e scoperto e imparato, uno a uno, tutti i trucchi del mestiere, come costruir balene e rinoceronti e mostri marini o fantastici o preistorici o quant’altro serve allo spettacolo del divertimento quotidiano. E perciò, di Gardaland, il Bombardieri di oggi, il Bombardieri artista, quello appunto che costruisce gigantesche balene tirate da minuscole bambine (versione gardalandiana e contemporanea del mito di Davide e Golia, dove Golia, però, sono i nostri pesantissimi bagagli infantili, le nostre paure, e i nostri desideri, che ci trasciniamo fatalmente, consapevolmente o meno, lungo tutta l’età adulta), e rinoceronti appesi, e lottatori di sumo, e immensi bagagli da viaggio in stile africano tra i quali spicca, come in una scena di un qualche improbabile film comico - quando non di un folle cartone animato -, di Gardaland, dicevo, il Bombardieri artista è appunto il figlio naturale, l’erede, e l’ambasciatore, anche se non lo sa – ma per fortuna ci siamo noi critici, il cui mestiere è, fino a prova contraria, l’indicare agli artisti ciò che si ostinano a non voler vedere.
Per comprendere ciò che Bombardieri vuole dirci, dunque, con i suoi rinoceronti e le sue buffe macchine da scrivere in serie su eleganti gambette in vetroresina, si deve per prima cosa pagare l’ideale biglietto d’ingresso per quello strano posto che è Bombardieriland, il luogo delle contromeraviglie, dove niente è ciò che sembra, dove lo spettacolo segue regole tutte sue anziché quelle codificate, e tutto sommato prevedibili (benché spesso straordinariamente azzeccate), dal grande business dell’attuale consumismo infantile, e i rinoceronti stanno appesi sui tetti delle macchine o schiacciati dentro a scatolette di sardine.

ALESSANDRO RIVA